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lunedì 25 settembre 2017

UMBERTO DI GRAZIA Sensitivo di fama internazionale a Terni per il "Rave Meditation" del 4 e 5 novembre 2017



Fonte: https://www.coscienza.org/biografia/ultimo accesso 26/09/2017
Il 4 e 5 Novembre al Palatennis da Tavolo a Terni la 3° Edizione del "Rave Meditation". Vi aspettiamo!!!



Umberto Di Grazia, nato a Viterbo, romano d’adozione, è un ricercatore e un sensitivo di fama internazionale, che ha dedicato la sua vita allo studio e alla sperimentazione nell’ambito della Ricerca Psichica e dei suoi fenomeni, per le relative applicazioni a scopo sociale.
Risultati immagini per foto umberto di GraziaPer le sue facoltà è stato studiato da importanti gruppi e organizzazioni di ricerca, con cui ha collaborato per anni, tra questi: il ‘Mobius Group’ di Los Angeles, fondato da Stephan Schwartz, membro della Royal Geographical Society, Consulente del Massachusetts Institute of Technology e del Research and Analysis of Naval Operations-USA e dall’antropologo e ambientalista Brando Crespi, coordinatore delle strategie di Pro-Natura International e l’Institut fur Grenzgebiete der Psychologie und Psychohygiene di Friburgo in Germania. Per quest’ultimo ha compiuto, con il dr. Elmar Gruber, numerosi esperimenti, ricerche e lunghe spedizioni di studio all’estero.
In Italia, per tre anni, Maria Immacolata Macioti, titolare della cattedra di Sociologia all’Università La Sapienza di Roma, ha studiato il suo lavoro e ne ha pubblicato i risultati nel libro: “Fede, Mistero, Magia: lettere a un sensitivo”, divenuto testo d’esame. Collabora inoltre correntemente con il criminologo Francesco Bruno del Dipartimento di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica della stessa Università.
Di Grazia ha effettuato importanti scoperte archeologiche, sia con l’équipe del Mobius Group in America, sia per conto proprio in Italia. Tra i ritrovamenti più importanti del nostro Paese vi sono: la città protostorica sommersa di Ustica, il Tempio dell’Amore di Roccasinibalda, il Tempio delle Ypsilon di Torre Spadina presso Capranica e diversi siti etruschi nel viterbese. Attraverso i fenomeni di sdoppiamento ‘O.O.B.E’ e i sogni ‘lucidi’, Di Grazia ha fatto anche importanti precognizioni, come la sciagura aerea di Tenerife nelle Canarie del 1977 e l’attentato al presidente americano Reagan, in seguito al quale fu invitato a lavorare con organizzazioni di ricerca negli Stati Uniti.

Le sue facoltà gli permettono di essere in contatto con una dimensione di ‘presente-continuo’, dove le leggi costruite dalla logica sembrano ribaltarsi, per poi unirsi in una forma di raro equilibrio. Ciò lo ha portato a mettere in pratica l’idea, studiata anche da C.G.Jung, di “Unione degli Opposti”, “che in realtà sono complementari e necessari per arrivare alla sintesi e alla centralità”, spiega Di Grazia “mentre al risveglio si arriva con l’attenzione per ogni gesto e ogni vibrazione del campo energetico, entrando in contatto con l’inconscio e il suo bagaglio di informazioni positive, indispensabili per giungere all’armonia e all’equilibrio con il tutto”.
Ha così messo a punto il metodo della Biostimolazione®, con esercizi di meditazione, di posture e movimenti con suoni e ritmi, che ha chiamato: Tecniche dell’Unione e del Risveglio®.

Attualmente è presidente dell’Istituto di Ricerca della Coscienza, di cui è fondatore, centro operativo dove medici, ricercatori, scienziati ortodossi accanto ad operatori in settori alternativi cercano un linguaggio olistico, tendente al raggiungimento dell’equilibrio tra facoltà sensoriali, pulsioni inconsce e teorie scientifiche.

venerdì 22 settembre 2017

Evento Olistico A Terni, Umbria, 4 e 5 novembre 2017


In questa edizione del Rave Meditation abbiamo voluto creare dialoghi ed esperienze significative che possano stimolare la crescita luminosa di ognuno di noi.
Il 4 e 5 novembre avremo l’onore e il piacere di ospitare:
Valdo Vaccaro, autore e scrittore, esperto in alimentazione naturale, che condividerà la sua esperienza sul benessere di corpo, mente e anima.
Con Umberto Di Grazia, ricercatore psichico e presidente dell’Istituto di Ricerca della Coscienza, parleremo del risveglio della coscienza, con domande e possibili risposte.
Il Dott. Leonardo Paoluzzi, medico, esperto in Agopuntura e Medicina Naturale, ci parlerà dell’energia degli alimenti.
Davide Cova, insegnante di psicologia, filosofia e meditazione buddista, ci guiderà in una profonda meditazione verso la conoscenza di sé.
Concluderemo il festival con un concerto terapeutico di Mantra dell’Himalaya con la meravigliosa voce di Thea Crudi.
Grazie a tutti per la partecipazione.
Presto online il programma completo.

martedì 10 dicembre 2013

Circolare ministeriale - mediazione

Dove si depositano le istanze di mediazione
Luogo di deposito dell’istanza
L’art 4 comma 1 del d.lgs. 28/2010, come modificato dal decreto legge 69/2013 convertito dalla legge 9 agosto 2013 n.98, prevede che “la domanda di mediazione relativa alle controversie di cui all’articolo 2 è presentata mediante deposito di un’istanza presso un organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia. In caso di più domande relative alla stessa controversia, la mediazione si svolge davanti all’organismo territorialmente competente presso il quale è stata presentata la prima domanda. Per determinare il tempo della domanda si ha riguardo alla data del deposito dell’istanza”.
Tenuto conto di tale disposizione, rilevante ai fini della individuazione dell’organismo competente a ricevere l’istanza di mediazione, va chiarito che la domanda di mediazione dovrà essere presentata presso un organismo di mediazione accreditato che abbia la propria sede principale o secondaria nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia che si intende proporre.
A tal fine, si  precisa che si terrà conto della sede principale dell’organismo ovvero delle sue sedi secondarie che si trovino nell’ambito di qualunque comune della circoscrizione del tribunale territorialmente competente a conoscere la controversia.
Ai fini della esatta individuazione della sede principale o della sede secondaria è condizione necessaria che queste ultime siano state regolarmente comunicate al Ministero vigilante mediante la compilazione e trasmissione della modulistica al tal uopo predisposta da questa amministrazione e visibile sul sito www.giustizia.it .
La suddetta compilazione e trasmissione può avvenire al momento della richiesta di iscrizione al registro degli organismi di mediazione ovvero in un momento successivo.
È altresì condizione necessaria l’adozione, da parte di questa amministrazione, del provvedimento di iscrizione ovvero di modifica di esso in relazione ad ogni eventuale successiva richiesta di integrazione delle sedi.
Va peraltro ribadito che la previsione di un criterio territoriale di individuazione dell’organismo di mediazione competente esige che tutte le sedi, anche secondarie, siano  organizzate in modo tale da poter  assicurare agli utenti un servizio efficiente e stabile.
Tale obiettivo dovrà essere assicurato da ciascun organismo di mediazione e sarà oggetto di verifica e controllo, anche in sede ispettiva, da parte del Ministero della giustizia.
Sintesi conclusiva del principio espresso
la individuazione dell’organismo di mediazione competente a ricevere l’istanza va fatta tenuto conto del luogo ove lo stesso ha la sede principale o le sedi secondarie; condizione necessaria è che le suddette sedi siano state regolarmente comunicate a questa amministrazione ed oggetto di provvedimento di iscrizione.

lunedì 18 novembre 2013

www.ameg.it - La mediazione familiare

LA MEDIAZIONE FAMILIARE
 
Separazione e divorzio sono spesso accompagnati da una forte conflittualità. Gli accordi raggiunti, nascono da compromessi che nel tempo rischiano di diventare insostenibili.
 
La Mediazione Familiare è un percorso di autodeterminazione: i coniugi (o ex-coniugi) sono liberi di esprimere i loro bisogni e - in quanto genitori - saranno loro in prima persona a decidere per il bene dei loro figli.
 
La Mediazione Familiare può aiutare due persone in conflitto a recuperare un dialogo rispettoso e costruttivo, che possa portare ad elaborare accordi equi e condivisi creando uno spazio di forte collaborazione.
 
La Mediazione si prefigge lo scopo di rispristinare la comunicazione fra due persone, per aiutarle ad essere protagoniste delle loro scelte e per aiutarle a salvaguardare il benessere delle altre persone coinvolte.

PERCHE' RICORRERE ALLA MEDIAZIONE FAMILIARE
  • Per evitare che tutto venga deciso da altri: solo la coppia può decidere riguardo al futuro proprio e dei figli;
  • Per confrontarsi in uno spazio riservato e neutrale in cui non si giudica e non si è giudicati;
  • Per mitigare la sofferenza di tutta la famiglia;
  • Perché anche dopo la separazione e il divorziosi continua ad essere genitori;
  • Per sostituire la logica della collaborazione a quella del conflitto;
  • Per risparmiare tempo e denaro.
     
    Fonte: www.ameg.it

martedì 12 novembre 2013

LA MEDIAZIONE FAMILIARE


di
Tiziano Borghi


Il processo mediativo è un approccio alternativo alla risoluzione delle dispute familiari e si differenzia dai processi di arbitraggio, negoziazione e terapia. La mediazione familiare può essere definita come un


… processo attraverso il quale i genitori separati o in via di separazione si rivolgono liberamente ad un terzo neutrale, il mediatore, per ridurre gli effetti distruttivi di un grave conflitto che interrompe o disturba la comunicazione fra loro …[1]


non è quindi una terapia di coppia e non si analizzano comportamenti del passato ma al contrario si cerca di raggiungere accordi su decisioni future. La mediazione è un processo di self - empowerment in cui le parti gestiscono il processo mediativo, con l’aiuto del mediatore che ricopre il ruolo di facilitatore della comunicazione e deve aiutare i confliggenti ad attuarne una chiara e funzionale. La mediazione è un processo che esalta la responsabilità personale dei mediati: il risultato della negoziazione è quindi fondato sulla capacità dei soggetti a trovare una soluzione che risulti accettabile per entrambe le parti. Il mediatore ha il compito di assisterle sollecitandole alla collaborazione per la risoluzione dei problemi, grazie al suo aiuto possono riuscire a individuare i bisogni e gli interessi reali, differenziandoli dalle loro posizioni. Il mediatore è un agente di cambiamento, deve indurre i soggetti ad appropriarsi delle tecniche di comunicazione adeguate per riuscire a essere compresi e comprendere l’altro, perché i mediati sono gli unici attori del processo mediativo e soltanto loro possono decidere quale risultato otterranno dagli incontri. Il mediatore ha il compito di riattivare una comunicazione che si è interrotta, trovare un terreno comune, sul quale si possa costruire e lo fa attraverso l’uso consapevole di strategie e tecniche appropriate, caso per caso. Ogni mediazione è diversa perché di volta in volta, cambia il “materiale umano”, persone tra loro diverse per istruzione, cultura ed esperienze pregresse. Il compito del mediatore, prima di iniziare il processo mediativo (in fase di premediazione) è di appropriarsi del linguaggio dei soggetti e calibrare il suo intervento sulle persone che ha di fronte. Il mediatore diventa uno specchio che riflette le emozioni dei protagonisti e li aiuta a “oggettivizzare” il conflitto, cercando di far emergere (e capire) l’interesse nascosto dietro la posizione di ognuna delle parti; aiutandole a comprendere reciprocamente questi interessi. Il mediatore, quale terzo neutrale, dovrebbe riuscire a non giudicare i mediati ma anzi facilitarli nel raggiungimento di un accordo, rimanendo estraneo, non implicato e soprattutto non condizionato da convinzioni etiche, politiche, religiose e ideologiche. Il mediatore deve porsi di fronte ai confliggenti con lo spirito del ricercatore che osserva, annota, dispone degli strumenti per comprendere la situazione e fornisce le parti dei mezzi necessari a ristabilire la comunicazione interrotta.


A volte può capitare che interrompa una mediazione se crede di non riuscire a mantenere la giusta equidistanza – equivicinanza dai mediati o quando si sente coinvolto perché toccato da un argomento che provoca sentimenti difficilmente controllabili.


Il ruolo del mediatore non è quello di suggerire la soluzione preconfezionata ai soggetti ma al contrario di metterli al corrente che esiste sempre una terza via possibile che permetta a entrambi di vincere (win - win).


…il mediatore familiare, che è un terzo neutrale e qualificato, deve consentire alla coppia di trovare per proprio conto le basi di un accordo durevole e accettabile…[2]


La figura del mediatore riveste un ruolo importante all’interno di un percorso mediativo ma non si sostituisce mai alla coppia che dovrà trovare da sola un accordo capace di soddisfare entrambe le parti. Il mediatore deve essere libero da condizionamenti, presupposto essenziale per poter percepire la situazione liberamente, non influenzato da pregiudizi personali, e garantire ai mediati la giusta imparzialità. Parlare di imparzialità del mediatore non significa affermare che i suoi giudizi, i suoi valori e le sue emozioni siano del tutto assenti o azzerate; queste continuano ad esistere in uno “luogo” accessibile soltanto nel momento del bisogno, all’interno dello spazio mediativo ma in modo che non infastidiscano i soggetti.


«… l’apporto personale, la proiezione della competenza, imparzialità, coerenza, esecuzione ed empatia …»[3] sono i fattori determinanti affinché si possa creare, tra le parti e il mediatore, un clima di generale fiducia e conseguentemente un’atmosfera tranquilla e produttiva.


[1] Cfr., F. Scaparro, Etica della mediazione familiare, in R. Ardone, S. Mazzoni, La Mediazione familiare. Per una regolazione della conflittualità nella separazione e nel divorzio, Milano, Giuffrè Editore, 1994, pp. 53-61.
[2] Cfr., M. Laroque, La promozione della mediazione familiare e le diverse esperienze europee, in R. Ardone, S. Mazzoni, La mediazione familiare, op. cit., p. 70.
[3] Cfr., Bernard Mayer, La mediazione facilitativa, in Manuale di mediazione familiare, a cura di Jai Folberg, Ann L. Milne, Peter Salem, Roma, Firera & Liuzzo Group, 2008, p. 58.

giovedì 7 novembre 2013

LA MEDIAZIONE FAMILIARE: VERSO UNA RISTRUTTURAZIONE CONSAPEVOLE DEI LEGAMI.

di Tiziano Borghi, Mediatore Familiare AMEG, Sociologo ANS


«Non esiste un modo di essere e di vivere che sia il
migliore per tutti […] La famiglia di oggi non è né
più né meno perfetta di quella di una volta: è
diversa , perché le circostanze sono diverse».
Émile Durkheim



Seguendo il percorso già tracciato nei paesi anglosassoni molti sociologi italiani
hanno iniziato a formarsi e ad applicare ai diversi contesti tecniche di mediazione
sociale, il lavoro di "mediatore sociale" appare particolarmente congeniale
all'approccio del sociologo, alle caratteristiche della sua formazione, all'utilizzo di
molte tecniche e strumenti sociologici. La sociologia si è da sempre occupata, dei
conflitti, anche se, fino a qualche anno fa, i sociologi hanno "lavorato" sul conflitto
quasi solo in termini astratti. La mediazione sociale, come quella familiare o la
mediazione, in generale, agisce sugli individui o su gruppi di individui che sono
legati tra di loro da una rete di relazioni. La relazione in se stessa, nella sua
trasformazione, nei legami sociali a cui da vita, rappresenta la base del processo
mediativo. La mediazione può essere considerata una strategia d’intervento coerente
con la modalità tipica della società contemporanea di rappresentare il senso e le
forme regolative delle relazioni sociali. Tale processo vede il conflitto come
possibilità costruttiva, se ricondotto a pratiche di negoziazione. La mediazione
familiare che veniva, in passato usata esclusivamente nei casi di separazione e
divorzio, ora viene sempre più utilizzata in tutte le controversie familiari spaziando
dalla mediazione coniugale a quella intergenerazionale, da quella scolastica a quella
penale. L’obiettivo dell’intervento è di aiutare la famiglia a superare un momento di
crisi al fine di trovare soluzioni eque, condivise e valide per tutti i membri della
famiglia. Con la legge sull’ Affidamento Condiviso (Legge 54/06) diventa centrale il
tema della responsabilità genitoriale e quindi l’obiettivo principale del mediatore
è di aiutare i coniugi a raggiungere la competenza comunicativa e relazionale necessaria
per sviluppare accordi validi per la gestione delle responsabilità genitoriali. Lo scopo
della mediazione familiare è anche di consentire ai figli uno sviluppo emotivo e
psichico il più possibile simile a quello di cui avrebbero goduto nella propria
famiglia. I mediati, dopo aver accettato l’altro come interlocutore, devono essere in
grado di vederlo come negoziatore, cioè capaci di trattare in modo egualitario gli
argomenti scelti in mediazione, e come valido co-genitore. Se entrambi i mediati
riescono a cercare insieme soluzioni possibili e condivisibili è più facile che i patti
vengano rispettati e resistano alle difficoltà che si presenteranno in futuro.
La mediazione è un processo limitato nel tempo, con una serie di interventi
focalizzati su obiettivi precisi e orientata in senso pratico: trovare accordi equi e
condivisi su temi importanti che consentano ai mediati di proiettare le loro aspettative
e i loro progetti verso il futuro sia per sé stessi che per i loro figli. Il fatto di separarsi
o divorziare, infatti, non significa necessariamente separarsi dai figli, ci si separa dal
coniuge, dai figli mai.
La decisione degli adulti di separarsi provoca inevitabilmente una serie di
conseguenze sui figli che assistono allo sgretolamento dell’ambiente familiare così
come lo avevano conosciuto fino ad allora, le continue liti, i momenti di tensione
precedenti la separazione e l’improvvisa mancanza di certezze e protezione li
rendono stressati e sconvolti.
In questi momenti la comunicazione tra genitori – figli è molto carente poiché gli
adulti sono molto incentrati su se stessi e sui propri problemi e spesso non sanno
nemmeno come affrontare l’argomento e parlarne loro. La mancanza di
comunicazione e chiarimenti contribuirà alla nascita di fantasie e colpevolizzazioni
che spesso provocano maggiori danni che non una semplice spiegazione. La
mediazione ha potenzialmente un forte effetto nei confronti dei figli che, dalla
diminuzione del conflitto familiare e dalla sicurezza di avere di nuovo entrambi i
genitori come punto di riferimento, vivono un clima più sereno e si trovano in una
situazione migliore per la propria vita futura. Citando William L. Neville:"Il lavoro
del mediatore è quello di aiutare la famiglia sia
individualmente, sia come sistema, a vedere che la crisi e il conflitto non sono la fine
della famiglia stessa, ma solo che essi impongono una sua ristrutturazione e che in
tale ristrutturazione i bisogni di ciascuno verranno ascoltati e considerati e, attraverso
la collaborazione e lo scambio resi possibili dall’ascolto, la famiglia e i suoi beni
possono essere adattati ed eventualmente ridistribuiti in maniera equa”. Il mediatore
ha il compito di assistere le parti sollecitandole alla collaborazione per la risoluzione
dei problemi, grazie al suo aiuto possono riuscire a individuare i bisogni e gli
interessi reali, differenziandoli dalle loro posizioni. Il mediatore diventa uno specchio
che riflette le emozioni dei protagonisti e li aiuta a "oggettivizzare” il conflitto,
cercando di far emergere l’interesse nascosto dietro la posizione di ognuna delle parti,
li aiuta a comprendere reciprocamente questi interessi; ponendosi di fronte ai
confliggenti con lo spirito del ricercatore che osserva, annota, dispone degli strumenti
per comprendere la situazione, e fornisce le parti dei mezzi necessari a ristabilire la
comunicazione interrotta.
Negli ultimi venti anni la famiglia italiana è cambiata, seguendo un andamento del
tutto simile a quello dei paesi dell’Europa occidentale, dove si è arrivati a un livello
di crescita zero e il numero delle famiglie di fatto, dei nuclei monoparentali e delle
famiglie ricostituite è in aumento. Probabilmente questi cambiamenti sono funzionali
al tipo di società che viviamo, ma richiedono inevitabilmente da parte del sistema
familiare un riadattamento dei ruoli genitoriali e delle proprie funzioni. Se i genitori
riescono a riorganizzare i propri ruoli e a mantenere vivo un dialogo adeguato
all’educazione e alla gestione dei propri figli, forse riusciranno a superare la crisi
familiare e a costruire nuove e più soddisfacenti relazioni in un clima familiare più
sereno. La mediazione familiare potrebbe in questo senso rappresentare una valida
alternativa per una ristrutturazione consapevole dei legami familiari in vista di una
ritrovata cooperazione per il bene dei propri figli, perché si rimarrà genitori per
sempre, anche dopo la separazione.